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ARCHIVIO E BIBLIOTECA CAPITOLARE - MUSEO - DIDATTICA - FONDAZIONE

Museo del Tesoro del Duomo

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Il Museo si snoda tra alcune stanze al piano terra del palazzo arcivescovile, dove sono ancora visibili le decorazioni affrescate durante l'episcopato di Mons. Agostino Ferrero (1511-1536). All'inizio del percorso si può ammirare lo splendido bastone pastorale, in argento finemente lavorato, commissionato dallo stesso Agostino (1520), e da lui donato alla cattedrale vercellese insieme ad altri capolavori di oreficeria.

La PRIMA SALA ospita preziose legature in lamina d'oro e d'argento di codici conservati nell'attiguo Archivio Capitolare, tra cui il Codex Vercellensis Evangeliorum, attribuito al IV secolo su base paleografica e ricondotto dalla tradizione a S. Eusebio. Nella sala si stagliano per le loro monumentali dimensioni una copia fedele del Crocifisso, straordinaria opera di oreficeria conservata ora in duomo, e l'originario "riempimento", in cocciopesto e resine organiche, che fece da sostegno, insieme a frammenti tessili, alla sottile lamina d'argento con cui in epoca ottoniana lo si realizzò. Splendidi per la fattura e l'ottimo stato di conservazione due reliquiari della seconda metà del VII secolo, con l'anima lignea rivestita da sottili lamine argentee, in parte dorate.

La SECONDA SALA raccoglie numerosi reliquiari, ascrivibili dall'epoca romanica a quella gotica. Alcune delle tipologie presenti sono: reliquiari a cassetta, rivestiti con placche di avorio o ornati di smalti policromi; reliquiari antropomorfi, con ornati a sbalzo e filigrana; ad edicola architettonica; zoomorfi. Di particolare interesse sono: la cassa in piombo in cui vennero posti i resti di S. Eusebio, rinvenuti nel 1581 in occasione dell'apertura di un sepolcro di marmo posto al di sotto dell'area presbiteriale dell'attuale cattedrale; la teca argentea donata al duomo nel 1619 da Carlo Emanuele I.

Nella TERZA SALA si possono ammirare tre bacili in rame lavorati ad incisione, due con le storie apocrife di San Tommaso in India e un terzo con la raffigurazione allegorica dei vizi. Il museo raccoglie inoltre alcuni preziosi oggetti liturgici donati alla cattedrale di Vercelli dalla potente famiglia Ferrero, alla guida dell'episcopato vercellese nel Cinquecento, e una ricca serie di ostensori e calici in oro e in argento finemente lavorato.